domenica 16 giugno 2024

Pennette con cozze e zafferano

Ed eccoci puntuali con il nostro appuntamento con la rubrica "la pasta è magia". 

Oggi vi propongo un formato di pasta molto amato dagli italiani, nelle sue varie dimensioni: penne, pennette, pennoni, mezze penne, lisce o rigate. A casa mia va molto la penna rigata, i miei figli la adorano con il sugo di pomodoro ma non disdegnano anche altri condimenti, compresi quelli cremosi a base di verdura che spesso gli propongo per invogliarli a mangiare gli ortaggi. 

La ricetta di oggi prende spunto da un ritaglio di giornale. In realtà l'ho modificata parecchio, quindi prima o poi vi posto anche quella originale. Per ora vi lascio questa mia versione che di sicuro non ha nulla da invidiare dalla ricetta iniziale. 


La rubrica va in vacanza. Ci rivediamo a settembre con tante nuove ricette. Non mancate!!!! 🏖



Pennette cozze e zafferano
Dosi per 4 persone
- 2 kg di cozze
- 350 g di pennette rigate
- 1/2 bicchiere di vino bianco secco
- 1 mazzetto di prezzemolo
- 5-6 pomodorini 
- 1 bustina di zafferano
- 1 spicchio d'aglio
- olio extravergine di oliva
- sale
- pepe

Procedimento
  1. Pulite e lavate le cozze. Mettetele in una casseruola con il vino, un po' di acqua e il prezzemolo.
  2. Coprite  con un coperchio e fate aprire le cozze a fiamma moderata.
  3. Scolate, prelevate i molluschi, lasciandone qualcuno con la valva per decorazione.
  4. Filtrare l'acqua di cottura con una garza pulita. 
  5. Lavate i pomodorini e tagliateli in due parti, poi saltateli in una larga padella con lo spicchio d'aglio e l'olio per 7-8 minuti. Togliete l'aglio e salate.
  6. Intanto cuocete le pennette.
  7. Addizionate le cozze con il loro liquido al sughetto di pomodorini. 
  8. Prelevate mezzo mestolo di acqua di cottura della pasta e scioglietevi lo zafferano, poi versatelo nella padella con le cozze e i pomodori. Mescolate il tutto per fare amalgamare i sapori. Salate solo se serve. 
  9. Scolate le pennette e conditele con il sughetto preparato. Aggiungete altro prezzemolo tritato e, a piacere, il pepe macinato fresco. Servite 


Ed ecco per voi le altre ricette di oggi 😋

Carla: Scialatielli con zucchine e cozze

lunedì 10 giugno 2024

Polpettone con carciofi


Cari lettori eccoci già arrivati al nostro secondo appuntamento con la nuova rubrica "Vista in rivista".  Al gruppo di amiche, che ogni mese vi delizieranno con ricette prese da riviste e ritagli di cucina, si è aggiunta anche la bravissima Daniela del blog Mani in pasta quanto basta.

Questo mese vi propongo una ricetta presa dalla rivista "PIù Cucina", di cui ho tantissimi numeri e che mi piace particolarmente per la semplicità delle sue ricette, davvero alla portata di tutti. In particolare vi propongo questo polpettone, che si prepara tranquillamente il giorno prima, proprio come suggerito, e che si può servire sia caldo che freddo. A casa è piaciuto tantissimo! 


Polpettone con carciofi
Fonte: piùCucina aprile/maggio 2011
Dosi per 4 persone 
- 500 g di petto di pollo o di tacchino macinato 
- 250 g di salsiccia
- 1 spicchio d'aglio 
- 2 rametti di maggiorana (io ho usato quella essiccata)
- 100 g di mollica di pane raffermo
- latte q.b.
- 80 g di parmigiano 
- 150 g di carciofi surgelati
- 3 uova
- sale
- pepe 
- pangrattato
- burro
Per servire
- peperoni rossi e gialli rosolati in padella 

Procedimento
  1. Tagliate a spicchi i carciofi e rosolateli in padella con poco burro, 1 spicchio di aglio, sale e un poco di maggiorana. Eliminate l'aglio.
  2. Spellate la salsiccia e sbriciolatela in una scodella, aggiungete la carne macinata e iniziate a impastare.
  3. Addizionate il parmigiano, il sale, il pepe e le uova.
  4. Aggiungete la mollita di pane ammollata nel latte e i carciofi con tutto il fondo di cottura. 
  5. Formate il polpettone e trasferitelo in uno stampo da plumcake unto (io l'ho foderato con carta forno bagnata e strizzata). 
  6. Polverizzate la superficie del polpettone con il pangrattato e passatelo in forno  a 200°C per 20 minuti.
  7.  Servitelo il giorno dopo accompagnato con le verdure rosolate in padella. 
 


 

Ed ecco le altre proposte per voi oggi

domenica 2 giugno 2024

Pane con la vrenna, l'ingrediente scomparso dei nostri nonni


Nuovo appuntamento con le amiche di Italia nel PiattoItalia nel Piatto che dedica il tema di questo mese a "Ingredienti scomparsi e varietà autoctone". In poche parole le ricette che vi presenteremo oggi potranno riguardare:
  • ingredienti di una volta, quelli che in nostri nonni usavano in cucina e che oggi non è più usanza preparare;
  • ingredienti autoctoni, ovvero quelli che sono nati sul territorio e per questo hanno caratteristiche organolettiche precise, che sono dovute proprio al territorio di appartenenza. 
Per la Campania vi parlerò di un ingrediente scomparso "la vrenna", anche perché di prodotti  autoctoni regionali ve ne ho già parlato tante altre volte: la mela annurca, la nocciola e la castagna dell'Irpinia, la zucca lunga di Napoli, il vino Aglianino del Sannio, per citarne alcune. 


La "vrenna" l'ingrediente di una volta per fare il pane 🍞

Come sempre quando devo preparare una ricetta seguendo usi e tradizioni di un tempo mi rivolgo alle persone che hanno una certa età. 
Visto il tema del mese ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto utilizzare un ingrediente del passato. L'idea era caduta su un pane che fanno nelle zone in cui abito con una farina rustica, molto antica, un prodotto di nicchia insomma, poco conosciuto tra i giovani, infatti sono prevalentemente le persone anziane che lo consumano, forse perché ricorda loro i sapori di un tempo o forse perché lo ritengono più salutare. Chiedendo informazioni su questo pane e la sua farina e parlandone con i miei suoceri ci è venuta in mente la "vrennaingrediente che in passato veniva usato proprio per la panificazione. Ne avevo anche io delle reminiscenze, un vago ricordo di mia nonna che usava la "vrenna" o di una volta che l'avevo mangiata a colazione nel latte. 


La vrenna altro non è che la crusca, la parte più esterna dell'involucro fibroso del seme, quella che in genere rappresenta il prodotto di scarto delle farine raffinate.
Oggi la ritroviamo nelle farine integrali, in percentuale diversa in base al prodotto, macinata finemente però. 
La vrenna invece è una crusca più grossolana, che deriva come "sottoprodotto" direttamente dalle prime fasi della molitura. In passato era molto usata per fare il pane, naturalmente veniva aggiunta in quantità tale da non inficiare la lievitazione, quindi in piccole dosi. 

I nostri nonni usavano la vrenna per diversi motivi, prima di tutto perché prima non si scartava nulla, poi sicuramente per dare sapore, un aspetto più rustico al pane, per aumentare la quantità totale di farina, visto che questa aveva un costo, e poi perché faceva tanto bene. 



La fibra: una fonte preziosa per la nostra salute  💪

Oggi la vrenna è usata nell'alimentazione del bestiame, conigli in particolare🐇. In poche parole è considerato un prodotto di scarto e basta. Quando i miei suoceri mi hanno raccontato del pane fatto con la vrenna mi hanno anche detto che oggi ci ammaliamo di più perché non usiamo questi prodotti che fanno tanto bene alla salute

La vrenna, infatti, contiene tutte quelle fibre che nelle farine raffinate sono completamente o parzialmente eliminate. La fibra, pur non avendo nessun valore dal punto di vista energetico, ha però l'importante merito di:
  • aumentare il senso di sazietà degli alimenti;
  • regolare le funzioni intestinali, prevenendo la stipsi;
  • prevenire l'accumulo di sostanze tossiche, diminuendo il contatto tra residuo fecale e la mucosa intestinale.
Per questo motivo oggi si consiglia di introdurre giornalmente alimenti ricchi di fibra e di limitare i prodotti a base di farina raffinata, preferendo l'integrale.

Personalmente ho trovato questo pane davvero buono, con un sapore rustico, piacevole. Ma la soddisfazione più grande è stata quella di sentire i miei suoceri dire di aver ritrovato quel sapore di un tempo! 😊

Antico proverbio napoletano 

'farina d' 'o diàvulo fernesce 'a vrenna 

La farina del diavolo finisce in crusca

Vuol dire che le cattive azioni e i comportamenti negativi sono destinati a causare guai (fonte)


Pane con la vrenna a lievitazione naturale
Ingredienti
  • 500 g di farina 0
  • 50 g di vrenna/crusca
  • 80 g di pasta madre attiva
  • 400 ml circa di acqua a temperatura ambiente
  • 12 g di sale fino
Procedimento
  1. Miscela la farina con la crusca, versala nel cestello della planetaria e aggiungi 350 ml di acqua. Inizia a lavorare, con il gancio impastatore, a velocità 1 fino a che gli ingredienti non sono ben amalgamati tra di loro. Lascia riposare per 40 minuti.
  2. Trascorso il tempo di riposo, aggiungi i lievito madre sciolto nella restante acqua e procedi con l'impasto a velocità media, lavorandolo per una ventina di minuti. 
  3. Aggiungi il sale sciolto in poca acqua verso gli ultimi 10 minuti di lavorazione.
  4. Rovescia l'impasto su una spianatoia leggermente infarinata e procedi con delle pieghe a tre ogni 45 minuti. Ogni volta ricopri il panetto con una ciotola di plastica. Ripeti l'operazione tre volte.
  5. Alla terza piega, dai la forma al pane e trasferiscilo in un cestino di lievitazione rivestito di un canovaccio pulito, cosparso di farina.
  6. Richiudi il cestino in una busta per alimenti e trasferisci in frigo per il riposto, in alternativa, se vuoi infornare la mattina presto, lascia il cestino al caldo tutta la notte.
  7. Il giorno dopo riprendi il cestino dal frigorifero e fai ambientare il pane per alcune ore. 
  8. Accendi il forno alla massima temperatura (240°C), io metto una ciotola di ceramica con l'acqua al suo interno per creare il giusto vapore. 
  9. Rovescia il pane su una teglia da forno leggermente infarinata, fai le incisioni con un coltello e inforna.
  10. Lascia cuocere per 30-45 minuti, il tempo dipende molto dal forno. I primi 15 minuti cuoci alla temperatura massima, poi abbassa pian piano fino a 200 °C
  11. Il pane sarà pronto quando avrà preso un bel colore dorato e battendo sotto con le nocche sentirai un rumore sordo.
  12. Sforna e lascia raffreddare. 

Ed ecco le altre ricette regionali

Liguria: fagottini di prosciutto con asparagi viola su crema di patate

Lombardia: Risotto al Barbera dell’Oltrepò Pavese con timo e cialda di Grana Padano

Trentino-Alto Adige: Insalata di asparagi bianchi

Veneto: Dolce di polenta biancoperla

Emilia-Romagna: Confettura di Fragole di Romagna con aceto balsamico di Modena

Toscana: Bringoli di farina di grano Verna al sugo finto

Umbria: Pesche al vino Grechetto di Todi in gelatina 

Marche: Ciambella caffè e anice

Lazio: Spaghetti ubriachi di Cesanese, vitigno autoctono del Lazio

 Abruzzo: Ciambelline al vino e anice, con farina di Solina

Puglia:Capunti di semola Senatore Cappelli con la rucola

Basilicata: Zuppa di cipolle e cicerchie 

Calabria: Pitticelle di cipolle di Tropea

Sicilia: Le interiora grigliate: Taiuni, virina e stigghioli

Sardegna: Tomino con Speck di Desulo glassato al miele di Pompia e con perle di Pompia





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