sabato 10 ottobre 2026

Elisir dell'immortalità: centrifugato di zucca, carote e gazzosa


Nuovo appuntamento con la rubrica "vista in rivista"! Siamo quasi alla metà di ottobre e la festa più paurosa dell'anno si avvicina. E' vero, Halloween 🎃non è una festa che appartiene alle nostre tradizioni ma, oramai, anche i bambini italiani hanno preso l'abitudine di mascherarsi e fare dolcetto o scherzetto, oppure organizzarsi per fare piccole festicciole a tema. In realtà non solo i più piccoli ma anche ragazzi più grandi amano festeggiare la notte di Halloween e negozi e vetrine sono addobbati con zucche, lanterne e ragni giganti già da tempo. 
Personalmente adoro questa festa, perché mi piace preparare dolcetti e biscotti paurosi per i più piccoli, addobbare casa con zucche e cappelli stregati. 
La ricetta che vi presento oggi, che poi di ricetta vera e propria non si tratta, l'avevo adocchiata da tempo su uno dei miei tanti numeri di Alice Cucina, ogni anno mi ero ripromessa di provarla ma per una ragione o per un'altra è poi passata indietro a tutte le mille cose da fare. Questa volta, complice la nostra rubrica, ho finalmente provato questo Elisir dell'immortalità 🎃👻


Le mie considerazioni 👻
Nella ricetta non è indicata la quantità di gazzosa da usare. Io sono andata per tentativi, aggiungendone un pochino per volta e fermandomi quando la bevanda era di mio gusto. 
Anche le dosi a persona non sono indicate sulla rivista, ma credo dipenda da quanta gazzosa utilizzerete, oltre che dalla grandezza dei bicchieri che userete per servire la bevanda. Personalmente con le dosi indicate qui sotto ho riempito tre bicchieri per l'acqua. 


Elisir dell'immortalità: centrifugato di zucca, carote e gazzosa 🎃
Fonte ricetta: Alice Cucina - novembre 2014
Ingredienti 
- 200 g di polpa di zucca
- 4-5 carote
- 60 g di zucchero di canna
- 1 gazzosa (1/5 litro)
- rotelle di liquerizia 

Procedimento
- Tagliate la polpa della zucca a dadini, mondate le carote e tagliatele a rondelle.
- Centrifugate tutto e raccogliete il succo ottenuto in una brocca di vetro.
- Aggiungete la gazzosa e lo zucchero di canna.
- Mescolate accuratamente.
- Guarnite con le rotelle di liquerizia e servite. 



Ed ecco le altre ricette viste in rivista per voi 

venerdì 2 ottobre 2026

Coviglia napoletana al caffè


Nuovo appuntamento con le amiche di Italia nel Piatto che dedica questa uscita al caffè in occasione della "Giornata internazionale del caffè", che si è celebrata il primo di ottobre. 
La "Giornata Internazionale del Caffè" è stata istituita nel 2015 dall'International Coffee Organization (ICO) per promuovere il consumo di caffè, sostenere i coltivatori e valorizzare il commercio equo e solidale. 
Di regione in regione vi presenteremo ricette della tradizione a base di caffè e per la Campania vi posto un altro classico napoletano: la coviglia al caffè!



La coviglia napoletana 
La coviglia è un semifreddo che nasce verso la fine del 600 come dolce da servire in coppette alla nobiltà del tempo durante i banchetti. 
Il nome coviglia deriva, probabilmente, proprio dal termine spagnolo cubillo, che era il tipico contenitore di metallo in cui venivano servite le prime coviglie. In realtà, oggi questi contenitori sono stati abbandonati per motivi igienici e le coviglie sono servite in bicchieri monouso o in vetro, pare però che in alcuni laboratori artigianali partenopei le coviglie siano ancora servite nel tradizionale contenitore di metallo. 

Contenitore tradizionale o più moderno le coviglie ne hanno fatto di strada dalla loro nascita: già a partire dal 1800 questi semifreddi dalla consistenza cremosa si diffusero nelle storiche caffetterie e pasticcerie napoletane per arrivare fino a noi oggi, conservando la caratteristica di un dolce semplice ma sempre alla moda. 


Oggi la coviglia viene considerata una dei precursori del gelato moderno, molto apprezzata dai napoletani e dai turisti, servita in diversi gusti, tra cui caffè, cioccolato, nocciola.

Oltre ai diversi gusti, le coviglie possono essere realizzate in due modi: c'è la versione con soli albumi montati a neve e la versione che utilizza anche il tuorlo, oltre alle chiare montate a neve. 
Io ho preparato le mie coviglie al caffè con i soli albumi montati a neve con lo zucchero, questo per avere un dolce più "leggero".


Coviglia al caffè napoletana 
- 100 g di albume d'uovo (io ho usato quello in brik già pastorizzato) 
- 80 g di zucchero semolato 
- 2-4 tazzine di caffè ristretto freddo
- 200 g di panna da montare (per me vegetale) 
- Cioccolato fondente da grattugiare

Procedimento
- Montate la panna e tenetela da parte
- Versate lo zucchero e gli albumi nella ciotola della planetaria e montate fino ad ottenere un composto chiaro e compatto
- Addizionate la panna al composto di albumi e zucchero montati a neve ferma, mescolate con movimenti lenti, dall'alto verso il basso per non smontare il composto. 
- Aggiungete al composto il caffè, una tazzina alla volta, sempre mescolando con movimenti delicati.
- Trasferite la mousse in tazze monoporzione, cospargete con cioccolato fondente grattugiato e trasferite in congelatore per tre ore prima di servire. 

Ed ecco le altre proposte regionali per il tema di oggi 

Liguria: la pànera, il semifreddo genovese al caffè

Lombardia La Barbajada antica bevanda milanese al caffè cacao e panna

mercoledì 16 settembre 2026

Orecchiette pugliesi al grano arso, melanzane e scaglie di pecorino, con Nduja calabrese


Riprende il nostro appuntamento fisso con le amiche di "La pasta è magia". 
Per questa ripartenza vi propongo un piatto semplice e saporito realizzato con queste meravigliose orecchiette al grano arso, acquistate in Puglia.
Quando andiamo al mare facciamo sempre spesa in quella bancarelle che si trovano verso Gallipoli vecchia e, oltre qualche bella ceramica, prendo sempre le orecchiette, variando i gusti. Le mie preferite sono sicuramente queste al grano arso, dal sapore deciso e rustico. 


Orecchiette pugliesi al grano arso con melanzane, scaglie di pecorino e Nduja calabrese. 
Ingredienti per 4 persone
- 300 g di orecchiette al grano arso
- 3 melanzane
- 2 spicchi di aglio
- 3 cucchiai di Nduja calabrese*
- Olio extravergine di oliva
- Formaggio pecorino
- Sale

Note
* Io ho usato dell'Nduja spalmabile che non era molto forte, quindi regolatevi con il sapore del vostro salame. 

Procedimento 
  1. Lavate e spuntate e pelate le melanzane, poi tagliatele a cubetti
  2. Fate imbiondire gli spicchi d'aglio nell'olio e friggetevi le melanzane. Salate.
  3. Intanto cuocete la pasta 
  4. A cottura delle melanzane eliminate l'aglio e trasferite gli ortaggi in un piatto. 
  5. Fate sciogliere l'nduja nella stessa padella delle melanzane, attenzione non aggiungete altro condimento. 
  6. Quando il salume è sciolto addizionate anche le melanzane e le orecchiette prelevate con un colapasta o una schiumarola. 
  7. Saltate la pasta con il condimento per alcuni minuti, impiattate e servite con pecorino grattugiato a scaglie. 

 


Ed ecco le altre proposte di oggi 😋

giovedì 10 settembre 2026

Torta alle mandorle e pere


Dopo una breve pausa, riprende anche la nostra rubrica "vista in rivista" che, vi ricordo, ogni mese vi propone ricette viste e provate per voi sulle nostre amate riviste di cucina. 
Per questo nostro primo appuntamento post vacanze vi propongo una torta da credenza diversa dal solito, buona e semplice da realizzare. Vi assicuro che quando proverete questo dolce lo rifarete più e più volte. 



Le mie considerazioni
Attenzione ai tempi di cottura, che nel mio caso sono risultati minori rispetto a quelli indicati sulla rivista. 
Io ho usato delle pere sciroppate (le mie fatte in casa). 
Ho fatto più volte questa ricetta, usando come copertura anche della granella di pistacchio che ha dato una consistenza più "sgranocchiosa" alla superficie. 



Torta alle mandorle e pere 🍐
Fonte ricetta: Più Dolci - Ottobre 2016 
Dosi per 6/8 persone (anche 10)
- 180 g di burro a temperatura ambiente
- 3 uova
- 150 g di zucchero semolato
- 180 g di farina 00
- 6 g di lievito per dolci
- 1 pizzico di sale
- 2 cucchiai di latte
Inoltre
- 70 g di mandorle polverizzate (farina di mandorle)
- 300 g di pere mondate a cubetti (clicca qui per la ricetta delle mie sciroppate)
- 25 g di mandorle in scaglie

Procedimento
  1. Preriscaldate il forno a 175°C 
  2. Versate il burro, lo zucchero, la farina, il sale e il lievito in una ciotola capiente. 
  3. Aggiungete le uova, poi con un miscelatore elettrico lavorate l'impasto fino a renderlo liscio e cremoso (io ho fatto tutto in planetaria).
  4. Mettete da parte un quarto della massa e versate il resto in uno stampo da 20 cm di diametro, unto e infarinato.
  5. Cuocete la torta nel forno per 18/20 minuti (per me 15)
  6. Intanto mescolate le mandorle polverizzate e le pere a cubetti alla farcia tenuta da parte, aggiungete anche i 2 cucchiai di latte. 
  7. Sfornate la torta e distribuite sulla superficie la farcitura alle pere, poi completate con le mandorle a scaglie. 
  8. Rimettete in forno e protraete la cottura per altri 40 minuti (per me 30). Il dolce deve dorare in superficie, fate comunque la prova stecchino. 
  9. Sfornate la torta e ponete a raffreddare su una gratella. 


Ed ecco le altre ricette viste in rivista per voi 😉
Daniela Plumcake ai mirtilli
Elena Crema catalana al rosmarino 
Milena  Gelato di pistacchio e yogurt greco al miele (senza gelatiera)  

domenica 6 settembre 2026

Come fare la farina di carrube in casa


Qualche anno fa mi è stato regalato dai miei genitori un piccolo carrubo che da un paio di anni ha iniziato a produrre i suoi frutti dolci e profumati. Quest'anno in particolare ne ho fatto una bella raccolta e siccome io cerco sempre di recuperare tutto quello che madre natura mi offre, ho deciso di cimentarmi nella preparazione della farina di carrube. 
Prendendo spunto di qua e di là in rete ho trovato un mio sistema per fare la farina. Il risultato è stato più che soddisfacente, ora devo solo iniziare ad utilizzarla in qualche ricetta che pubblicherò sicuramente in futuro. 
 

Caratteristiche nutrizionali della farina di carrube
Le qualità nutrizionali della carruba e della sua farina sono conosciute fin dai tempi antichi, dalle popolazioni del Mediterraneo e del Medio Oriente, come alimento energetico, un dolcificante naturale e un rimedio medicinale. Nel tempo l'uso della carruba come alimento umano si è perso, divenendo invece una risorsa in ambito zootecnico. Oggi, però, si assiste a una riscoperta di questo frutto e delle su eccellenti qualità nutrizionali per l'uomo. 
Esistono due tipi di farina di carrube: quella  ottenuta dalla macinazione della polpa zuccherina e quella ottenuta dalla macinazione dei semi, quest'ultima utilizzata nell'industria alimentare come addensante per dolci, gelati e prodotti per neonati. 
La farina ottenuta dalla polpa è un'ottima sostituta del cacao, infatti, essendo priva di caffeina, rappresenta un'alternativa per le persone che devono evitare sostanze stimolanti; tra l'altro, il suo sapore e il suo profumo ricordano molto quello del cacao, ma con note aromatiche tostate più marcate. 
La farina di carrube è l'ideale per dolcificare e aromatizzare yogurt, frullati, creme, per realizzare dolci e primi piatti. 
La farina di carrube è ricca di fibre, vitamine del gruppo B, vitamine A ed E; contiene inoltre diversi sali minerali, tra cui: Calcio, Potassio, Magnesio e Ferro. 
Dal punto di vista energetico 100 g di farina apportano intorno alle 250 Kcal. 


Il Carrubo 
Il Carrubo (Ceratonia Siliqua) è una pianta sempreverde, tipica del mediterraneo, con un portamento elegante e imponente: il suo tronco, in particolare, può raggiungere dimensioni considerevoli ed assumere un aspetto tortuoso, molto simile a quella delle piante di olivo centenarie. La pianta adulta ha un'altezza compresa tra i 5 e i 10 metri, una chioma folta e tondeggiante.
Il Carrubo ha una crescita lenta ma è molto longevo, potendo vivere centinaia di anni. La pianta inizia a produrre frutti a partire dai 10 anni. 
Le foglie hanno un colore verde scuro, brillante, sono piuttosto coriacee. 
Le piante sono dioiche, hanno cioè  o solo fiori maschili o solo fiori femminile, pertanto sono necessari più esemplari per avere la fecondazione. Esistono però varietà innestate con entrambi i fiori, maschili e femminili, questo consente di avere una sola pianta per la produzione dei frutti (proprio come quella che ho io in giardino)
I frutti, chiamate carrube, sono dei baccelli, lunghi 10-20 cm, che a maturazione assumono un colore marrone lucente. All'interno è presente una polpa zuccherina e morbida e dei piccoli semi. Sia la polpa che i semi della carruba sono utilizzati a scopo alimentare. La maturazione avviene a partire dalla fine di agosto. Negli esemplari più grandi è possibile avere sulla stessa pianta frutti maturi e frutti acerbi, in questo caso la raccolta è scalare. 


Farina di carrube
Occorrente
- carrube 
- frullatore Kenwood 
- macina caffè (facoltativo)
- teglie

Procedimento
- Lavare le carrube e lasciarle asciugare bene
- Spezzettare le carrube, privarle dei semi, e tritare la polpa grossolanamente 
- Trasferire il tutto in una teglia e tostare in forno caldo a 120 - 140°C (io ho fatto tutto nel forno a legna, dove la sera prima avevo fatto le pizze, la temperatura era più o meno questa che vi ho indicato. ) per circa 20-30 minuti: vi accorgerete che le carrube sono tostate perché diventeranno più croccanti e profumate.
- Macinate finemente le carrube, io ho usato il frullatore del Kenwood ed ho avuto una buona farina, se avete un macina caffè (il mio si è rotto) il risultato sarà sicuramente ottimo. 
- Conservate la farina di carrube in contenitori chiusi ermeticamente e al riparo dalla luce.

mercoledì 2 settembre 2026

Spaghetti alla Nerano


Dopo la pausa estiva riprende la nostra rubrica con le amiche di Italia nel Piatto e lo facciamo con un bel piatto di spaghetti. 
L'estate è ancora nel pieno, fa tanto caldo, la voglia di stare ai fornelli resta ai minimi storici e, almeno personalmente, preferisco preparare piatti freddi oppure primi veloci ma sfiziosi. Gli spaghetti rappresentano il piatto perfetto: pratici, veloci, economici e versatili. 
Di regione in regione vi presenteremo ricette realizzate con questo formato di pasta molto amato dagli italiani. Come sempre, vi parleremo di ricette della tradizione oppure realizzate con ingredienti tipici locali. 
Per la Campania ho scelto i famosi spaghetti alla Nerano, un piatto  cremoso a base di formaggi e zucchine, tipico della costiera sorrentina. 
 

Gli spaghetti alla Nerano
Gli spaghetti alla Nerano rappresentano un piatto tipico della Costiera sorrentina, nato per caso negli anni 50 nello storico ristorante "Maria Grazia", nel comune di Marina di Cantone, a Nerano. Questo delizioso piatto, oramai famoso in tutto il mondo, nacque quasi per gioco tra Maria Grazia, la fondatrice del ristorante, e il principe Francesco Caravita di Sirignano, detto Pupetto. 
Il nobiluomo chiese a Maria Grazia, o probabilmente alla figlia di quest'ultima, qualcosa di diverso dai soliti spaghetti al pomodoro, da realizzare con quello che c'era in cucina in quel momento: zucchine. formaggi locali, basilico, olio e aglio. La ricetta piacque talmente tanto al principe Pupetto che fu riproposta più volte, non solo agli amici del nobile ma anche ai clienti del ristorante e piano piano gli spaghetti alla Nerano divennero famosi. 
Inizialmente il piatto fu realizzato con formaggi di pecora e la ricetta fu tenuta riservata, tramandandone i segreti ai discendenti del ristorante. Negli anni fu introdotto tra gli ingredienti il provolone del Monaco e contemporaneamente gli spaghetti alla Nerano divennero agli occhi del mondo un vero e proprio gioiello della cucina campana. 


Spaghetti alla Nerano
Dosi per 4 persone
- 320 g di spaghetti
- 3 zucchine 
- 1 spicchio d'aglio
- 100 g di provole del Monaco 
- 40 g di parmigiano 
- qualche foglia di basilico fresco 
- Olio extravergine di oliva
- sale

Preparazione
  1. Lavate e spuntate le zucchine, poi tagliatele a rondelle e friggetele in olio ben caldo fino a che non diventano dorate, scolatele e tenetele da parte
  2. Intanto portate a bollore l'acqua e cuocete gli spaghetti
  3. Mentre la pasta si cuoce, aggiungete un giro d'olio nella padella dove avete fritto le zucchine e fate imbiondire lo spicchio d'aglio.
  4. Aggiungete le zucchine con qualche foglia di basilico spezzettata e togliete via l'aglio; addizionate anche un mestolo dell'acqua di cottura della pasta. Mescolate. 
  5. Scolate la pasta molto al dente, prelevandola con una pinza, direttamente nella padella con le zucchine fritte: non buttate l'acqua di cottura degli spaghetti perché vi servirà per completare il piatto. 
  6. Continuate la cottura della pasta, aggiungendo acqua di cottura poco per volta 
  7. Quando la pasta è pronta aggiungete i formaggi, mescolate brevemente, spegnete la fiamma e continuate a mescolare. 
  8. Impiattate gli spaghetti, guarnendo con foglie di basilico fresco. 

Ed ecco le altre ricette regionali per il tema di questo mese dedicato agli spaghetti

Lombardia Spaghetti alla crema di taleggio e noci 

Trentino-Alto Adige Spaghetti alla boscaiola

Veneto: Spaghetti co le cape 

Friuli-Venezia Giulia  Spaghetti in salsa di cipolle e acciughe
Emilia-Romagna Spaghetti con burro e Parmigiano Reggiano   

Toscana Spaghetti alla vigliacca

Marche Spaghetti alla fanese

Umbria Spaghetti al tartufo

Lazio  spaghetti con alici e pecorino

Abruzzo - Spaghetti cacio e ova, con guanciale e zafferano 

Molise  Spaghetti alla molisana 

Puglia  Spaghetti con le cozze alla tarantina

Basilicata Spaghetti con peperone crusco e mollica: un classico sapore lucano

Calabria Spaghetti alla Corte d’Assise

Sicilia Spaghetti con la Lampuga alla Siciliana 

Sardegna  Spaghetti all’Astice


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martedì 21 luglio 2026

Come fare le pere sciroppate



L'estate non porta solo l'afa ma anche tanta frutta e quando vi ritrovate alberi carichi di ogni bontà un po' si regala e un po' ci si dà da fare con le conserve. 
La mia estate in barattolo è fatta di marmellate, frutta sciroppata, frutta essiccata e succhi di frutta e tra la frutta che abbonda quest'anno ci sono pere e prugne.

Le pere sciroppate in particolare sono molto apprezzate d'inverno: ottime da gustare così come sono oppure da usare per fare torte da credenza e crostate. Se fatte bene le pere sciroppate si conservano per mesi in dispensa. 

Prova anche


Quali pere usare
Tutti i tipi di pere si prestano bene per questa conserva, meglio però se quelle del vostro orto o del contadino di fiducia. Per realizzare le pere sciroppate usate frutta matura ma ancora soda, io evito le pere molli per farvi capire, che preferisco usare per i succhi o le confetture. Le dosi di sciroppo sono indicative per ogni Kg di frutta intera, naturalmente sono sovrastimate, ma questo per permettervi di addensare lo sciroppo fino al grado desiderato. Se dovesse avanzare dello sciroppo potrete usarlo per fare la bagna per i dolci. 
In particolare io ho usato una varietà di pera piccola, soda e succosa, che quando giunge a maturazione è ancora croccante. Questa pera ha un sapore acidulo, non eccessivamente zuccherino. 



Pere sciroppate 🍐
- 1 Kg di pere 
- 500 litro di acqua
- 300 g di zucchero 
- succo di 1 limone 

Procedimento 

  1. Lavate e sbucciate le pere, poi tagliatele in 4 spicchi, eliminate i semi e la parte più dura. 
  2. Lasciate le pere tagliate a spicchi oppure riducetele a dadini come ho fatto io.
  3. Tuffate le pere in acqua e limone, in questo modo rimarranno belle bianche. 
  4. Preparate lo sciroppo con acqua e zucchero nelle dosi indicate. Fate cuocere le sciroppo fino a che non diventa fluido e di un colore leggermente dorato.
  5. Sbollentate le pere per alcuni minuti, poi prelevate i pezzi di frutta con un mestolo forato e trasferiteli in una ciotola.
  6. Lasciate sobbollire lo sciroppo ancora qualche minuto.
  7. Trasferite i pezzi di pera in barattoli lavati e sterilizzati, poi coprite con lo sciroppo caldo. Chiudete subito.
  8. Quando i barattoli sono tiepidi procedete alla pastorizzazione: immergete i barattoli in una casseruola capiente, coprite con acqua (meglio se tiepida o comunque della stessa temperatura dei barattoli). Fate bollire per 20 minuti, spegnete e lasciate raffreddare nell'acqua.
  9. Conservate in luogo buio. 

venerdì 10 luglio 2026

Calamari ripieni di melanzane, patate e ricotta salata


Cari lettori, eccoci arrivati al nostro ultimo appuntamento estivo con la rubrica "Vista in rivista".  Per questa uscita vi propongo questi calamari con un ripieno diverso dal solito: melanzane e patate, con un delizioso sughetto allo zafferano. 

La ricetta è tratta da  "La Cucina Italiana", rivista che per me è sempre una garanzia di riuscita e che, per fortuna, si trova ancora in formato cartaceo presso le edicole. Sarà che pur vero che il digitale ci ha semplificato la vita ma preferisco di gran lunga il cartaceo. 

Vi consiglio di provare questi calamari ripieni con melanzane e patate perché sono davvero buonissimi! 

La rubrica va in vacanza, ci rileggiamo il 10 settembre! ⛱


Le mie considerazioni
Le mie uniche considerazioni riguardano le dosi degli ingredienti. Le dosi della ricetta sono per 10 calamari, io con la quantità di melanzane e patate son riuscita a farcirne 6, pertanto vi consiglio di aumentare i grammi degli ortaggi, tanto dovesse avanzarvi del ripieno potreste sempre aggiungere del pane e farci le polpette. Per il resto, vari passaggi e tempi di cottura, ho rispettato le indicazioni della rivista e mi sono trovata benissimo! 



Calamari ripieni di melanzane, patate e ricotta salata
Fonte ricetta: La Cucina Italiana - maggio 2021
Ingredienti per 10 calamari (a me 6)
- 450 g di melanzana tonda
- 300 g di patate
- 50 g di ricotta salata
- 1 bustina di zafferano (per me 2)
- 1 ciuffo di finocchietto
- maggiorana
- origano
- vino bianco secco
- olio extravergine di oliva
- sale
- pepe 

Procedimento 
  1. Lessate le patate in acqua bollente per circa 35 minuti (o finché non saranno diventate tenere)
  2. Eviscerate i calamari, eliminate la penna interna e gli occhi e sciacquateli bene. 
  3. Separate i ciuffi e sminuzzateli con un coltellino
  4. Tagliate la melanzana a cubetti e rosolateli in una padella antiaderente ben calda con un filo di olio insieme ai ciuffi di calamari tritati.
  5. Salate e cuocete per 10-12 minuti.
  6. Pelate le patate e schiacciatele in una ciotola; aggiungete qualche fogliolina di maggiorana e di origano, le melanzane coi ciuffi, la ricotta salata grattugiata e mescolate, insaporite con sale e pepe. 
  7. Riempite i sacchi dei calamari con il composto preparato e chiudeteli con uno stecchino.
  8. Rosolateli in una padella antiaderente con un filo d'olio e un pizzico di sale, a fuoco alto, facendoli colorire su tutta la superficie, in circa 5 minuti.
  9. Eliminate l'olio in eccesso e versate nella padella 200 g di vino bianco, nel quale avrete sciolto lo zafferano. 
  10. Aggiungete un ciuffo di finocchietto e fate insaporire per 2 minuti, quindi filtrate e accompagnate i calamari con questo sughetto, decorando con ciuffi di finocchietto. 

Ed ecco le altre ricette viste in rivista per voi 


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