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domenica 2 giugno 2024

Pane con la vrenna, l'ingrediente scomparso dei nostri nonni


Nuovo appuntamento con le amiche di Italia nel PiattoItalia nel Piatto che dedica il tema di questo mese a "Ingredienti scomparsi e varietà autoctone". In poche parole le ricette che vi presenteremo oggi potranno riguardare:
  • ingredienti di una volta, quelli che in nostri nonni usavano in cucina e che oggi non è più usanza preparare;
  • ingredienti autoctoni, ovvero quelli che sono nati sul territorio e per questo hanno caratteristiche organolettiche precise, che sono dovute proprio al territorio di appartenenza. 
Per la Campania vi parlerò di un ingrediente scomparso "la vrenna", anche perché di prodotti  autoctoni regionali ve ne ho già parlato tante altre volte: la mela annurca, la nocciola e la castagna dell'Irpinia, la zucca lunga di Napoli, il vino Aglianino del Sannio, per citarne alcune. 


La "vrenna" l'ingrediente di una volta per fare il pane 🍞

Come sempre quando devo preparare una ricetta seguendo usi e tradizioni di un tempo mi rivolgo alle persone che hanno una certa età. 
Visto il tema del mese ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto utilizzare un ingrediente del passato. L'idea era caduta su un pane che fanno nelle zone in cui abito con una farina rustica, molto antica, un prodotto di nicchia insomma, poco conosciuto tra i giovani, infatti sono prevalentemente le persone anziane che lo consumano, forse perché ricorda loro i sapori di un tempo o forse perché lo ritengono più salutare. Chiedendo informazioni su questo pane e la sua farina e parlandone con i miei suoceri ci è venuta in mente la "vrenna" ingrediente che in passato veniva usato proprio per la panificazione. Ne avevo anche io delle reminiscenze, un vago ricordo di mia nonna che usava la "vrenna" o di una volta che l'avevo mangiata a colazione nel latte. 


La vrenna altro non è che la crusca, la parte più esterna dell'involucro fibroso del seme, quella che in genere rappresenta il prodotto di scarto delle farine raffinate.
Oggi la ritroviamo nelle farine integrali, in percentuale diversa in base al prodotto, macinata finemente però. 
La vrenna invece è una crusca più grossolana, che deriva come "sottoprodotto" direttamente dalle prime fasi della molitura. In passato era molto usata per fare il pane, naturalmente veniva aggiunta in quantità tale da non inficiare la lievitazione, quindi in piccole dosi. 

I nostri nonni usavano la vrenna per diversi motivi, prima di tutto perché prima non si scartava nulla, poi sicuramente per dare sapore, un aspetto più rustico al pane, per aumentare la quantità totale di farina, visto che questa aveva un costo, e poi perché faceva tanto bene. 



La fibra: una fonte preziosa per la nostra salute  💪

Oggi la vrenna è usata nell'alimentazione del bestiame, conigli in particolare🐇. In poche parole è considerato un prodotto di scarto e basta. Quando i miei suoceri mi hanno raccontato del pane fatto con la vrenna mi hanno anche detto che oggi ci ammaliamo di più perché non usiamo questi prodotti che fanno tanto bene alla salute. 

La vrenna, infatti, contiene tutte quelle fibre che nelle farine raffinate sono completamente o parzialmente eliminate. La fibra, pur non avendo nessun valore dal punto di vista energetico, ha però l'importante merito di:
  • aumentare il senso di sazietà degli alimenti;
  • regolare le funzioni intestinali, prevenendo la stipsi;
  • prevenire l'accumulo di sostanze tossiche, diminuendo il contatto tra residuo fecale e la mucosa intestinale.
Per questo motivo oggi si consiglia di introdurre giornalmente alimenti ricchi di fibra e di limitare i prodotti a base di farina raffinata, preferendo l'integrale.

Personalmente ho trovato questo pane davvero buono, con un sapore rustico, piacevole. Ma la soddisfazione più grande è stata quella di sentire i miei suoceri dire di aver ritrovato quel sapore di un tempo! 😊

Antico proverbio napoletano 

'A farina d' 'o diàvulo fernesce 'a vrenna 

La farina del diavolo finisce in crusca

Vuol dire che le cattive azioni e i comportamenti negativi sono destinati a causare guai (fonte)


Pane con la vrenna a lievitazione naturale
Ingredienti
  • 500 g di farina 0
  • 50 g di vrenna/crusca
  • 80 g di pasta madre attiva
  • 400 ml circa di acqua a temperatura ambiente
  • 12 g di sale fino
Procedimento
  1. Miscela la farina con la crusca, versala nel cestello della planetaria e aggiungi 350 ml di acqua. Inizia a lavorare, con il gancio impastatore, a velocità 1 fino a che gli ingredienti non sono ben amalgamati tra di loro. Lascia riposare per 40 minuti.
  2. Trascorso il tempo di riposo, aggiungi i lievito madre sciolto nella restante acqua e procedi con l'impasto a velocità media, lavorandolo per una ventina di minuti. 
  3. Aggiungi il sale sciolto in poca acqua verso gli ultimi 10 minuti di lavorazione.
  4. Rovescia l'impasto su una spianatoia leggermente infarinata e procedi con delle pieghe a tre ogni 45 minuti. Ogni volta ricopri il panetto con una ciotola di plastica. Ripeti l'operazione tre volte.
  5. Alla terza piega, dai la forma al pane e trasferiscilo in un cestino di lievitazione rivestito di un canovaccio pulito, cosparso di farina.
  6. Richiudi il cestino in una busta per alimenti e trasferisci in frigo per il riposto, in alternativa, se vuoi infornare la mattina presto, lascia il cestino al caldo tutta la notte.
  7. Il giorno dopo riprendi il cestino dal frigorifero e fai ambientare il pane per alcune ore. 
  8. Accendi il forno alla massima temperatura (240°C), io metto una ciotola di ceramica con l'acqua al suo interno per creare il giusto vapore. 
  9. Rovescia il pane su una teglia da forno leggermente infarinata, fai le incisioni con un coltello e inforna.
  10. Lascia cuocere per 30-45 minuti, il tempo dipende molto dal forno. I primi 15 minuti cuoci alla temperatura massima, poi abbassa pian piano fino a 200 °C
  11. Il pane sarà pronto quando avrà preso un bel colore dorato e battendo sotto con le nocche sentirai un rumore sordo.
  12. Sforna e lascia raffreddare. 

Ed ecco le altre ricette regionali

Liguria: fagottini di prosciutto con asparagi viola su crema di patate

Lombardia: Risotto al Barbera dell’Oltrepò Pavese con timo e cialda di Grana Padano

Trentino-Alto Adige: Insalata di asparagi bianchi

Veneto: Dolce di polenta biancoperla

Emilia-Romagna: Confettura di Fragole di Romagna con aceto balsamico di Modena

Toscana: Bringoli di farina di grano Verna al sugo finto

Umbria: Pesche al vino Grechetto di Todi in gelatina 

Marche: Ciambella caffè e anice

Lazio: Spaghetti ubriachi di Cesanese, vitigno autoctono del Lazio

 Abruzzo: Ciambelline al vino e anice, con farina di Solina

Puglia:Capunti di semola Senatore Cappelli con la rucola

Basilicata: Zuppa di cipolle e cicerchie 

Calabria: Pitticelle di cipolle di Tropea

Sicilia: Le interiora grigliate: Taiuni, virina e stigghioli

Sardegna: Tomino con Speck di Desulo glassato al miele di Pompia e con perle di Pompia





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martedì 2 gennaio 2024

Pane al finocchietto selvatico, un ricordo di mia nonna

Un nuovo anno è iniziato e mi auguro davvero che sia sereno e che porti finalmente la pace in ogni angolo della terra; e auguro a tutti voi che passerete su queste pagine virtuali un buon 2024!!

Come ogni anno il primo post è dedicato alla rubrica dell'Italia nel Piatto, il cui appuntamento fisso è sempre il due del mese, e mi raccomando, seguiteci sempre perché vi accompagneremo lungo questo 2024 con temi bellissimi. Proprio come quello di gennaio, che apre le porte alle ricette dei ricordi, quelle legate alle nostre nonne e alle tradizioni che sapientemente ci hanno saputo tramandare. 

Per la Campania vi presento il pane a lievitazione naturale con il finocchietto selvatico. Chi mi segue sa che ho ereditato dalla mia nonna la passione nel fare il pane e la pasta fatta in casa. Quando si impastava il pane un forno era dedicato a quello aromatizzato al finocchietto selvatico. Un pane buonissimo ma che non amavo impastare quando ero ragazzina, perché dovete sapere che la preparazione avveniva nella madia, impastando a mano e per 2-3 ore; ora immaginate di affondare i pugni in una pasta piena di semini duri, che tra l'altro doveva essere fatta con solo farina di semola di grano duro, quella più rustica per intenderci. Dopo un po' le nocche diventavano rosse e dolenti. Quando vedevo mia nonna aggiungere il finocchietto all'impasto per me era una croce. Però che buono quel pane quando veniva sfornato! Un profumo ed un sapore unici. 



Finocchietto selvatico delle campagne del Sannio
Durante il periodo di fine estate inizio autunno nelle campagne del Sannio e sulle montagne limitrofe si trova il finocchietto selvatico. Questa pianta cresce in luoghi incontaminati, dove l'aria è sana e pulita. Quando si passeggia in queste campagne il profumo del finocchietto è molto forte, inebriante. Le piante di finocchietto sono raccolte a mano e fatte essiccare prima di procedere alla loro sgranatura per recuperarne i semini. 
I semi di finocchietto selvatico rientrano in moltissime preparazioni della tradizione: i taralli, gli insaccati, il pane, i biscotti e naturalmente il liquore al finocchietto. 

Anche in Irpinia si usa raccogliere il finocchietto selvatico che potrete gustare nelle trattorie del luogo nelle molte ricette rustiche di un tempo. 



Pane a lievitazione naturale con il finocchietto selvatico 
Ingredienti
  • 80 g di lievito madre 
  • 350 - 400 ml circa di acqua
  • 500 g di farina di semola di grano duro
  • 12 g di sale fino
  • 2 cucchiai da cucina di semi di finocchietto selvatico
Procedimento
  1. Nella ciotola dell'impastatrice mescolate la farina con 300 ml di acqua, dovrete ottenere un impasto morbido, quindi se serve addizionate altra acqua.
  2. Spegnete e lasciate riposare la pasta per 40 minuti circa
  3. Trascorso il tempo di riposo, aggiungete il lievito sciolto in 50 ml di acqua e avviate l'impasto a velocità minima.
  4. Proseguite per almeno 20-25 minuti, poi addizionate il finocchietto e continuate ad impastare.
  5. Quando il finocchietto è ben distribuito unite il sale sciolto in poca acqua.
  6. Fate lavorare ancora fino ad ottenere un impasto asciutto, elastico ed omogeneo.
  7. Rovesciate la pasta su una spianatoia, fate un giro di pieghe a tre, coprite con una ciotola e lasciate riposare per 45 minuti circa.
  8. Trascorso il tempo allargate delicatamente la pasta e rifate le pieghe, coprite con ciotola e lasciate riposare ancora 45 minuti.
  9. Ripete nuovamente l'operazione al punto 8 però trasferite il pane in un cestino di vimini, foderato con un panno coperto di farina.
  10. A questo punto o fate lievitare il pane per tutta la notte, o comunque 8/9 ore oppure trasferite il cestino in frigorifero, ben chiuso in una busta, per 12/18 ore.
  11. Se optate per la maturazione in frigorifero, trascorso il tempo necessario, tirate fuori il pane e lasciatelo ambientare per almeno 3 ore.
  12. Accendete il forno alla massima potenza, per me 240°C, meglio se mettete una ciotolina di ceramica con dell'acqua per creare la giusta umidità.
  13. Rovesciate il pane su una teglia leggermente infarinata, fate le incisioni e infornate nel forno ben caldo
  14. Lasciate cuocere per almeno 10 minuti, poi abbassate la temperatura a 220°C e dopo altri 10 minuti a 200°C.
  15. IL pane è pronto quando suonando con le nocche sulla base questa produce un suono sordo. 

Ed ecco le altre proposte dei ricordi per voi

Liguria: polpettone di zucca


sabato 23 dicembre 2023

Buon Natale con il pandoro di Raffaele Pignataro


Quest'anno riesco finalmente a fare un post di auguri per il Natale  e lo faccio con un grande lievitato: il pandoro. Stavolta ho voluto provare la ricetta di Raffaele Pignataro, un grande professionista dell'arte bianca. 
Come scrive il maestro nel suo post questo è un lievitato lungo e difficile, che richiede tempo e tanta attenzione, pertanto se non ne avete lasciate stare e rimandate in un altro momento. Io mi sono presa due giorni pieni pieni e mi ci sono completamente dedicata. Sarà per questo e perché ho seguito i suoi consigli alla lettera che il mio pandoro è uscito tra i più buoni di sempre di quelli che faccio in casa. 
Più sotto vi lascio il link della sua ricetta, non mi sembra corretto ricopiare passo passo passo qui una ricetta che è sua ed è presente sul suo blog per tutti. Tra l'altro Pignataro vi lascia dei consigli preziosi da leggere attentamente prima di iniziare il lavoro: tipo di farina da usare, come gestire i rinfreschi del lievito, tempi e modi di lavorazione, video tutorial, qualità degli ingredienti e sostituzione degli stessi. 

E prima che corriate al link sottostante faccio a tutti voi che siete passati i miei auguri per un SERENO E SANTO NATALE. 




Per conoscere la ricetta di questo pandoro clicca al link sottostante. 

Giusto un appunto sul MIO lievito madre
La mia pasta madre, Nino (eh si ha un suo nome personale) ha quasi 15 anni. La conosco bene e so come si comporta con i lievitati. Chi mi segue sa che panifico costantemente, e che pertanto il mio lievito è sempre attivo, e chi ha letto qualche ricetta dei grandi lievitati che ho provato in questi anni sa anche che non faccio i tre rinfreschi giornalieri come consigliato per questi prodotti da forno così difficili e delicati da realizzare. Il fatto è che ho notato che facendo i tre rinfreschi il mio lievito è lento nella fase di ripresa, e così pure i miei impasti che fanno poi tanta fatica a lievitare. Pertanto io proseguo in questo modo:
- rinfresco giornalmente la mia pasta madre quando devo preparare un grande lievitato;
- primo rifresco la sera prima di iniziare;
- secondo rinfresco di mattina presto;
- terzo rinfresco nel primo pomeriggio;
- Primo impasto la sera.

Solo in questo modo ho notato che i miei impasti lievitano nei tempi previsti. 
Detto questo, se non siete pratici di pasta madre, oppure avete un lievito che non è vostro o è molto giovane, seguite sempre alla lettera i consigli dei panificatori professionisti. Se invece avete un lievito vecchio e che conoscete perché oramai è di "famiglia" 😆 allora fidatevi di lui e dei suoi tempi. 


Il blog Fusilli al Tegamino 
augura 
Buone Feste
🎄 

venerdì 11 novembre 2022

Pane alla zucca con lievito madre

Dopo i pangoccioli con zucca e gocce di cioccolato del post scorso eccovi un'altra ricetta con l'amato ortaggio. 
Il pane alla zucca lo faccio spesso, infatti troverete delle ricette qui , qui e qui .

Però ogni tanto mi piace sperimentare qualche nuovo procedimento e questa volta mi sono fatta ispirare da questo bellissimo pane e dalla sua luuunga lavorazione. 

Credetemi, ne vale davvero la pena, un pane ben alveolato, con mollica morbida e profumata, crosta croccante e dorata. 

Ho fatto qualche piccolissima modifica in fase di lavorazione. Io uso la pasta madre solida mentre nel post di riferimento si usa il licoli. Ho usato solo farina di semola di grano duro.  



Pane alla zucca a lievitazione lunga 🎃 
Fonte ricetta qui
Ingredienti
  • 450 g di farina di semola di grano duro
  • 200 g circa di purea di zucca (cotta al forno)
  • 180 ml di acqua 
  • 80 g di lievito madre attivo 
  • 12 g di sale fino 





 Procedimento
  1. Direttamente nella ciotola della planetaria, mescolate la farina, con 160 ml di acqua e la purea di zucca. 
  2. Avviate la macchina e come gli ingredienti si sono ben amalgamati spegnete e lasciate riposare per circa 1 ora. 
  3. Riavviare la macchina e addizionare il lievito sciolto nell'acqua rimasta. 
  4. Fate lavorare bene l'impasto, per almeno 20 minuti a velocità sostenuta.
  5. Abbassate la velocità e addizionate il sale (io sciolgo anche questo in poca acqua e aggiungo della farina). 
  6. Spegnete, rovesciate la pasta sul piano di lavoro e fatela riposare coperta con ciotola per 1 ora. 


  7. Procedere con 4 pieghe Slap and Fold a distanza di 1 ora l'una dall'altra
  8. Dopo l'ultima piega lasciare riposare ancora 1 ora
  9. Procedere alla laminazione dell'impasto: allargate il panetto in un rettangolo di 50x60 cm, tirandolo con le mani  sul piano di lavoro dal centro verso l'esterno, cercando di assottigliarlo in modo uniforme. 
  10. Fate le pieghe a tre, poi voltare il rettangolo e fate altre pieghe e a tre. 
  11. Coprite con ciotola e lasciate lievitare fino al raddoppio (1 ora circa).
  12. Riprendere l'impasto, sgonfiatelo delicatamente per allargarlo e ripiegate, pirlando il pane date la forma.
  13. Rivestite un cestino con un canovaccio pulito e cospargete di farina
  14. Trasferite il pane nel cestino con la chiusura rivolta verso l'altro.
  15. Chiudete in busta di plastica e lasciate riposare in frigorifero per una notte intera. 
  16. Trascorso questo tempo, tirate il pane fuori dal frigorifero e rovesciatelo su una teglia cosparsa di farina di semola.
  17. Infornate in forno ben caldo (acceso almeno 10 minuti prima) a 240°C. 
  18. Dopo 20 minuti ridurre la temperatura pian piano fino a 200, lasciando lo sportello del forno semi aperto (io uso un mestolo di legno). 

martedì 2 novembre 2021

Pane a lievitazione naturale con farina tipo 1 varietà autonomia del Beneventano


Il tema di questo mese con le amiche dell'Italia nel Piatto è dedicato ai cereali locali e alle ricette della tradizione oppure inedite che si possono realizzare con questi alimenti. 

Per la Campania vi presento un cereale italiano, la varietà "Autonomia", coltivato in molte aziende del nostro paese sotto un rigoroso regime biologico. 

La varietà "Autonomia" è un cereale antico italiano, nato agli inizi del 1900 dalla cui molitura si ricava una farina dalle qualità eccellenti, particolarmente adatta alla panificazione.  
La macinazione di questo cereale avviene rigorosamente a pietra e questo consente di conservare le proprietà nutritive del grano oltre che le sue caratteristiche organolettiche. 

Ho usato una farina tipo 1 della varietà Autonomia per fare un pane a lievitazione lenta e devo dire che il risultato è stato davvero eccellente. Ho ottenuto un pane profumato, dal colore leggermente dorato, dalla mollica ben alveolata e con una conservabilità fuori dal comune: anche dopo diversi giorni il prodotto era morbido e profumato, ottimo da consumare. Ho preferito tagliare la farina tipo 1 con quella 0 perché, ammetto, avevo paura di non ottenere un buon risultato finale. Proverò alla prossima infornata e vi terrò aggiornati sul risultato. 

Siamo alla ricerca di un/una blogger che rappresenti il Friuli Venezia Giulia nel gruppo dell'Italia nel Piatto. Ogni mese presentiamo un tema culinario e la rappresentate della regione propone la sua ricetta legata alle tradizioni e agli usi locali. Se hai voglia anche tu di far conoscere la tua passione per la cucina e l'amore per il tuo territorio scrivici, saremo felici di averti con noi. 



 Pane a lievitazione naturale con farina tipo 1 da grano tenero "Autonomia" del Beneventano. 

- 300 g di farina tipo 1 da grano tenero "Autonomia" 
- 200 g circa di farina 0
- 80 g di lievito madre attivo
- 20 g di sale
- Acqua 

Procedimento
-  Miscelate le farine nel cestello dell'impastatrice
- Versate l'acqua e  iniziate a impastare fino a ottenere un composto omogeno, ci vorranno circa 7-8 minuti.
- Spegnete la macchina e lasciate riposare l'impasto per 30-40 minuti, poi addizionate il lievito madre sciolto in poca acqua.
- Avviate la macchina, a velocità 2, e lasciate lavorare per 20-25 minuti.
- Addizionate il sale, anch'esso sciolto in poca acqua, gli ultimi 5 minuti di impasto.
- Spegnete la macchina, trasferite l'impasto in una ciotola unta coprite con un canovaccio pulito e lasciate lievitare per circa 4-5 ore. 
- Durante questa prima lievitazione fate un paio di pieghe in ciotola, a distanza di 1 ora, la prima volta polverizzate poca farina sull'impasto.
- Trascorso il tempo di lievitazione, rovesciate l'impasto su un piano infarinato, allargatelo delicatamente con le mani, poi fate le pieghe a libro, dando la forma al panetto.
- Riponete l'impasto in un cestino rivestito con un canovaccio pulito e polverizzato di farina.
- Coprite bene  e lasciate lievitare (io tutta la notte) in luogo caldo.
- Preriscaldate il forno alla massima potenza.
- Per creare la giusta umidità, riempiete di acqua una ciotolina adatta al forno,
- Rovesciate il pane sulla placca da forno, polverizzata di farina di semola di grano duro.
- Incidete il pane e infornatelo quando il forno sarà ben caldo. 
- Lasciate cuocere alla temperatura massima per circa 10 minuti, poi abbassate a 200 °C per altri 10 minuti, terminate la cottura con lo sportello leggermente aperto. 

Ed ecco le altre proposte di oggi 

Valle d’Aosta: Farinata di segale

Piemonte: Polenta di furmentìn con salsa ai porri

Liguria: bernardo di Ventimiglia

Lombardia: Il riso in cagnone

Trentino-Alto Adige: Schlutzkrapfen - Mezzelune tirolesi

Veneto: Torta di riso ai profumi mediorientali (con riso del delta del Po)

Friuli-Venezia Giulia: Paparot - Minestra di polenta e spinaci friulana

Emilia-Romagna: Risotto alla modenese

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giovedì 15 aprile 2021

Grissini con lievito madre


Nuovo appuntamento con le amiche del Granaio-Baking-Time. Per questo giovedì vi posto la ricetta di questi grissini che faccio molto spesso, sopratutto quando ho esuberi di lievito madre da smaltire. Sono veloci da realizzare a possono essere aromatizzati con le aromatiche che preferite. Hanno un solo difetto e cioè sono irresistibili da sgranocchiare e per questo fanno uno tira l'altro. 😅😆


Grissini con lievito madre 

- 500 g di farina 0
- 80g di pasta madre
- 300 ml di acqua a temperatura ambiente
- 10 g di sale fino
- 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
- erbe aromatiche a piacere (me me origano) 




Procedimento
- Sciogliete la pasta madre in parte dell'acqua
- Miscelate la farina con le erbe aromatiche scelte
- Verate la farina nella ciotola della planetaria, aggiungete la pasta madre sciolta, il resto dell'acqua e l'olio. 
- Avviate la macchina e fate lavorare per per 7-8 minuti, poi addizionate il sale sciolto in poca acqua.
- Lasciate lavorare l'impasto per una decina di minuti.
- Rovesciate l'impasto su una spianatoia e appiattitelo con un mattarello allo spessore di 1 cm.
- Pennellate la superficie dell'impasto con olio e coprite con pellicola per alimenti.
- Lasciate riposare per 3 ore, poi togliete la pellicola e tagliate i grissini.
- Disponete i grissini su una teglia rivestita di carta forno e fateli riposare ancora mezz'ora
- Se volete li potrete pennellare ancora con olio prima di infornali a 190°C fino a doratura, circa 18-20 minuti. 


Ed ecco le ricette nel paniere di oggi  

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